di Carlo Cremona
alla vigilia della manifestazione organizzata da arcigay napoli, le motivazioni di Carlo Cremona storico militante e fondatore di napoli pride
vedi anche
vedi anche Lettera assenza cittadinanza onoraria Grillini
Viviamo nell'epoca in cui tutto chiede di essere visto. Se non ci sei, sembri non esistere. Se non pubblichi, sembri non aver vissuto. Se non sfili, qualcuno penserà che hai rinunciato a lottare.
Noi crediamo il contrario.
Per questo la nostra assenza non è una fuga. È una forma di resistenza.
È probabilmente una delle scelte più difficili per chi, da oltre vent'anni, costruisce servizi, cultura, accoglienza, festival, sportelli, reti e spazi di libertà nella città di Napoli e in Campania.
Scegliere di non esserci significa rinunciare, almeno per un giorno, a uno spazio che sentiamo anche nostro. Fa male. Ed è proprio questo dolore a dare senso alla scelta.
Perché la coerenza, qualche volta, costa più della visibilità.
In questi giorni molti ci hanno chiesto perché non parteciperemo ad alcuni appuntamenti istituzionali legati al Pride, compresa la cerimonia di conferimento della Cittadinanza Onoraria a Franco Grillini.
La risposta non riguarda la persona.
A Franco Grillini continuiamo a riconoscere il ruolo storico svolto nel movimento omosessuale italiano. Proprio per questo guardiamo con rispetto alla sua storia.
La nostra domanda è un'altra.
Qual è il legame speciale che giustifica una Cittadinanza Onoraria della città di Napoli? Quale contributo specifico alla storia, alla cultura e alla crescita della città motiva questo riconoscimento?
Porre questa domanda non significa sminuire una persona. Significa dare valore all'istituto della cittadinanza onoraria.
Allo stesso tempo sentiamo il dovere di richiamare tutti alla precisione storica.
Il Gay Pride nazionale del 1996, ospitato a Napoli, rappresentò un momento importante della storia del movimento omosessuale italiano.
Ma non coincide con la nascita del Napoli Pride.
Il Napoli Pride cittadino nasce anni dopo, grazie al lavoro di numerose associazioni del territorio, tra cui i Ken Onlus, che insieme ad altre realtà costruirono, durante l'amministrazione della Sindaca Rosa Russo Iervolino, un percorso radicato nella città e nella sua comunità.
Le storie non hanno bisogno di essere gonfiate. Hanno bisogno di essere raccontate bene.
Ed è proprio questa idea di bene comune che oggi sentiamo smarrita.
Rivedere il video del Napoli Pride 2012 – Napoli Bene Comune significa ricordare un tempo in cui il Pride era raccontato come patrimonio della città. Non c'erano protagonisti assoluti. Non c'erano padroni. C'era una comunità.
Oggi abbiamo spesso l'impressione che il Pride rischi di trasformarsi in un marchio, in un evento da gestire, in uno spazio da presidiare più che da condividere.
Gli sponsor non sono il problema.
Il problema nasce quando la comunità diventa lo sfondo della manifestazione anziché il suo protagonista.
Quando il dissenso viene percepito come un fastidio.
Quando il pluralismo lascia il posto alla fedeltà.
Quando il Pride smette di essere attraversato e comincia ad essere amministrato.
Noi continuiamo a pensare che il Pride sia un bene comune.
E un bene comune non appartiene a chi lo organizza.
Appartiene a chi lo vive.
Per questo la nostra assenza non è un gesto di superiorità.
È un esercizio di libertà.
In un tempo in cui tutti cercano un palco, noi scegliamo, almeno per ora, di restarne fuori.
Perché non vogliamo diventare comparse in una storia che abbiamo contribuito a scrivere.
Aspettare, rinunciare, sottrarsi alla logica dell'apparire non è passività.
È allenamento.
È disciplina.
È ricordarsi che la libertà non si conquista soltanto occupando gli spazi, ma anche imparando a lasciare vuota una sedia quando sedersi significherebbe legittimare ciò che non si condivide.
Forse è questa la forma più difficile di militanza.
Nell'epoca del "esserci a tutti i costi", scegliere di non esserci diventa un atto rivoluzionario.
Non siamo in cerca di un invito.
Siamo in attesa di ritrovare una comunità.
Quando il Pride tornerà ad essere di tutte e di tutti, senza padroni, senza gerarchie e senza proprietari, non ci sarà bisogno di chiamarci.
Saremo già lì.




